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Nell’attraversare le strette vie di Montaldeo ci si sente catturati da una sensazione di meraviglia, che si esprime attraverso le sottili sfumature dei palazzi, dal sapore antico, a protezione del grazioso borgo.
Le colline, terrazzate a vigneti, nascondono soavi scorci, adagiati su percorsi naturali, tra punteggiati orizzonti di lontani casolari. E i panoramici quadri si distendono poi, dalle cime circostanti, allungandosi piacevolmente dalle Alpi al mare.
Le vicissitudini storiche s’intrecciano nelle tormentate vicende guerresche tra Genova ed Alessandria. Un diploma del X secolo identifica il paese con il toponimo di Mons Alpherius, mentre successivamente il Comune, in uno stato di avanzata autonomia, viene denominato Montaldello.
Dai Marchesi del Monferrato ai Visconti e dai Genovesi agli Sforza, Montaldeo fu dominio della nobile famiglia Trotti per quasi un secolo. Ma la tirannia di Giovan Cristoforo, condusse il popolo montaldese ad un’insurrezione che terminò con l’uccisione di tutti i membri della famiglia, escluso il giovane Sertorio.
Nell’anno 1530, il feudo fu acquistato da Giovan Battista Grimaldi.
Infine l’arrivo dei Doria portò stabilità, anche se l’animo ribelle dei Montaldesi tenne in costante allarme i principi della nobile casata genovese, che ben si organizzarono durante le invasioni dei secoli XVIII e XIX.
La Parrocchiale di San Martino di Tours è imponente e pregiata nei decori della unica navata. Di origine remota è la Chiesetta di San Michele, immersa nella verde cornice di inizio paese. Gli affreschi interni, raffiguranti Angeli ed Arcangeli, sono frutto di una preziosa ricerca culturale, estesa nell’epoca rinascimentale anche ai centri vicini del Monferrato.
Legata ad una leggenda, secondo la quale S.Caterina avrebbe difeso Montaldeo dalle truppe spagnole, condotte da un erede dei Trotti, è la Chiesetta dedicata alla santa senese.
Il Castello è, però, il primo interprete del borgo. Esplosivo di suggestione nella sua nobile architettura a corpo unico, è un ambiente scenograficamente accattivante, che mostra preziosi elementi, tra la spontanea vegetazione e l’immortale impronta del potere dei Doria. Attraverso gli artistici merli, la credenza popolare fa rivivere una misteriosa figura di donna che si dilegua in un profondo lamento, trasformandosi poi in una tenue striscia di luce.
Le passeggiate a piedi o a cavallo deliziano il visitatore, che può godere di rustici percorsi tra cascine ospitanti e resti di torri antiche, tra le mutanti immagini, riflesse nei deliziosi laghetti della Lavagnina.
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