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| Il Castello di Ameglia |
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Il “castrum de Amelia”, nominato fin dal 963 nel diploma dell’imperatore Ottone I, è arroccato su un enorme agglomerato di rocce di quarzo, che ha assicurato stabilità alla cima del colle e alle fondamenta delle costruzioni presenti su di essa.
La cinta muraria che circonda il complesso formato dal palazzo-castello (“palatinum”), è la più interna fra le tre cerchie che racchiudevano anticamente l’abitato di Ameglia.
Essa presenta merlatura guelfa e un cammino di ronda alquanto angusto (largo appena 80 cm.), che probabilmente in origine era integrato da impalcature in legno per renderlo più agibile, e che rappresentava l’unica via di accesso alla torre.
La vita nel Castrum
Dopo la rovina di Luni, nell’XI secolo, Ameglia divenne sede dei vescovi lunensi per i soggiorni estivi, rimanendo tale fino al XIII secolo.
Il castello di Ameglia costituiva la dimora periodica di un feudatario, il vescovo-conte, che vi risiedeva, più o meno saltuariamente, amministrando la giustizia, promulgando leggi e imponendo tasse, organizzando feste, cacce, banchetti, forse anche piccole giostre di cavalieri o spettacoli di commedianti, allietati dalle canzoni di trovatori e giullari.
Attorno al castello si trovava il borgo, dove si esercitavano i vari mestieri, e nelle campagne vivevano i servi della gleba, vincolati alla terra in cui nascevano.
In caso di pericolo, tutti gli abitanti della contea-feudo dovevano rifugiarsi dentro le mura per difendersi e per provvedere alle necessità del castello: il castello infatti era difeso più che da una vera milizia, da una guarnigione di villani. |
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